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Un licenziamento che lascia molti dubbi: attenzione all’utilizzo dei beni in dotazione! Aug 30, 2017

Un licenziamento che lascia molti dubbi: attenzione all’utilizzo dei beni in dotazione!

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Con sentenza numero 14862/2017 dello scorso 15 Giugno, la Corte di Cassazione, confermando in toto la decisione già presa dalla Corte di Appello, sentenziava circa la piena legittimità di un licenziamento comminato ad un dipendete per aver utilizzato, per fini personali, il personal computer datogli in dotazione, in particolare essendosi connesso per 47 volte per un totale di circa 45 ore di navigazione.

Ciò che lascia delle perplessità è che la decisione è motivata sulla scorta del fatto che il dipendente licenziato avrebbe dovuto usare il pc “correttamente” ovvero secondo le elementari regole del vivere comune.

In definitiva la pronuncia in esame non fornisce alcuna precisa delineazione per l’uso degli apparecchi che vengono dati in dotazione ad un dipendente né alcun limite definito al loro utilizzo (anche) per eventuali motivi personali.

L’assenza di un “discrimen” certo che renda il dipendente pienamente sciente e cosciente del proprio comportamento e delle sanzioni ad esso connesse, pone lo stesso in una situazione di incertezza ed esposizione a rischio licenziamento (o nella migliore a rischio sanzioni disciplinari conservative del posto di lavoro, ma pur sempre sanzioni), senza nemmeno saperlo.

La questione non è di poco conto se solo si prova a pensare al numero significativo di lavoratori che ricevono in dotazione ad esempio un telefono cellulare, magari essendo anche tenuti alla c.d. “reperibilità” h 24.

 

Per non dire poi di cosa possa essere inteso come uso dell’apparecchio in dotazione per motivi personali e non aziendali!

 

E’ questo ad esempio il “dubbio amletico” del lavoratore che riceve in dotazione un’auto aziendale e che magari compie un tragitto più lungo anche di poche centinaia di metri per recarsi in pausa pranzo in uno specifico locale (magari perché vegano!).

Sarebbe un bene, ci permettiamo di commentare, intervenire sull’argomento fissando regole più certe, a tutela della società datrice che certamente non deve restare in balia di dipendenti le cui condotte siano irrispettose degli obblighi di lealtà e fedeltà e correttezza, ma anche del lavoratore, ricordando che per interrompere un rapporto di lavoro è necessario che alla base dell’atto risolutivo vi sia un comportamento talmente grave da ledere definitivamente il rapporto fiduciario e non consentire più il proseguimento del rapporto lavorativo, nemmeno momentaneo e/o temporaneo.

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