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Vietato licenziare una lavoratrice madre prima che il neonato compia un anno di vita. Aug 14, 2017

Vietato licenziare una lavoratrice madre prima che il neonato compia un anno di vita.

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Come spiega bene il titolo, la S.C. ha affrontato il tema di una lavoratrice – neomamma, licenziata dal proprio datore di lavoro prima che la di lei figlia spegnesse la prima candelina.

Gli Ermellini nella recente sentenza numero 475/2017 hanno dichiarato illegittimo il provvedimento espulsivo comminato dal datore di lavoro, affermando il principio per cui in una fase delicatissima della vita del neonato (che non ha ancora compiuto neanche un anno di vita) e della lavoratrice/madre stessa (in cerca di nuovi equilibri che tutelino il figlio), solo una condotta gravemente colpevole possa legittimare siffatto provvedimento datoriale: diversamente, si è in presenza di un abuso del potere gerarchico e direttivo del datore, sanzionabile con la declaratoria di illegittimità del licenziamento e conseguente reintegra sul posto di lavoro.

Nella citata sentenza, che richiama diverse altre sentenza della S.C. (Cass. n. 18357/04; Cass. n. 24349/10), si legge testualmente  “ [omissis] il licenziamento intimato alla lavoratrice dall’inizio del periodo di gestazione sino al compimento di un anno di età del bambino è nullo ed improduttivo di effetti ai sensi dell’art. 2 della legge 1204/71; per la qual cosa il rapporto deve ritenersi giuridicamente pendente ed il datore di lavoro inadempiente va condannato a riammettere la lavoratrice in servizio ed a pagarle tutti i danni derivanti dall’inadempimento in ragione del mancato guadagno“.

Tanto è bastato agli Ermellini per cassare la sentenza impugnata, spiegando come l’errore del Giudice di Merito sia rinvenibile nell’aver “erroneamente applicato l’art. 8 della l. n. 604/66, poiché la disciplina legislativa di cui al D.lg.vo n. 151/01 non effettua alcun richiamo alle leggi n. 604/66 e 300/70; la nullità del licenziamento è comminata quindi ai sensi dell’art. 54 del d.lgs. n. 151/01 e la detta declaratoria è del tutto svincolata dai concetti di giusta causa e giustificato motivo, prevedendo una autonoma fattispecie idonea a legittimare, anche in caso di puerperio, la sanzione espulsiva, quella, cioè, della colpa grave della lavoratrice“.

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