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Quando Facebook può mettere a rischio il posto di lavoro? Aug 07, 2017

Quando Facebook può mettere a rischio il posto di lavoro?

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Non si fermano le sentenze dei Tribunali italiani emesse in favore dei datori di lavoro che contestano ai propri dipendenti le modalità e le tempistiche nell’utilizzo del social network più conosciuto al mondo: Facebook!

Ed infatti, si può rischiare il licenziamento a causa di Facebook:

  1. Quando si è in malattia e/o in permesso ex Lege 104/1992, ma ciò nonostante si pubblica sul social network una foto che ci ritrae in luoghi diversi, magari a divertirsi con amici, rendendo quindi pubblico come la realtà sia molto diversa da quella raccontata al proprio datore di lavoro;
  2. Quando si pubblica, anche fuori dall’orario di lavoro, un post denigratorio nei confronti del proprio datore di lavoro o verso l’azienda, in quanto, così facendo, si viola il c.d. “obbligo di fedeltà” verso l’azienda disposto dell’art. 2105 c.c.;
  3. Ed ancora, altresì quando si passa eccessivamente del tempo sul Social Network durante il proprio turno di lavoro.

E va in quest’ultimo senso, la recente sentenza n. 782 del 13 Giugno emessa dal Tribunale Sezione Lavoro di Brescia.

Il Giudice bresciano ha, quindi, confermato la legittimità del licenziamento comminato alla dipendente che passava troppo tempo su Facebook durante l’orario di lavoro, ritenendo le prove dedotte in giudizio dal datore di lavoro esaustive e non in violazione della normativa sulla Privacy.

Più precisamente, l’azienda allegava la stampata della cronologia internet del computer aziendale in uso alla dipendente – da cui si evidenziava una media di 16 accessi giornalieri ogni tre ore di lavoro – senza richiedere la di lei autorizzazione.

Il Tribunale, quindi, con la sentenza in parola, ha affermato come il datore di lavoro, così facendo, non abbia in alcun modo violato la privacy della dipendente, essendo un suo pieno diritto controllare i computer aziendali messi a disposizione del personale per l’espletamento della prestazione lavorativa, e come non abbia nemmeno violato il disposto dello Statuto dei Lavoratori, avendo verificato e controllato meramente condotte estranee alle mansioni lavorative e non anche la produttività e l’efficienza della dipendente.

In definitiva, il comportamento della dipendente è stato ritenuto idoneo a ledere il vincolo fiduciario con il datore di lavoro e, quindi, legittimo il licenziamento in tronco della stessa.

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