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Essere sboccati e dire parolacce, benché in pausa dal lavoro, può legittimare il licenziamento per giusta causa. Jul 31, 2017

Essere sboccati e dire parolacce, benché in pausa dal lavoro, può legittimare il licenziamento per giusta causa.

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Risale allo scorso mese di Febbraio, la sentenza della Suprema Corte di Cassazione numero 3380/2017 che ha affrontato il caso di un dipendente (in questo caso una commessa) licenziato poiché era solito usare un linguaggio ritenuto oltremodo “colorito” e “sboccato” durante le proprie pause pranzo.

Nel caso in esame, la dipendente era stata udita dal proprio superiore mentre, in pausa pranzo con altre colleghe, si esprimeva con linguaggio condito da diverse e numerose parolacce.

A nulla erano valsi i ripetuti richiami del Direttore a lei rivolti affinché si esprimesse con toni “più civili” e dunque, il non aver messo freno alla propria lingua, aveva determinato per la commessa il licenziamento per giusta causa.

La Cassazione ha dunque confermato il provvedimento espulsivo, già ritenuto legittimo nei precedenti gradi di giudizio, come conseguenza del comportamento tenuto dalla dipendente e ciò in considerazione che la stessa era stata udita anche dalla clientela del negozio, creando fastidi ed imbarazzi (peraltro anche nei colleghi di lavoro) e dunque ledendo l’immagine e il decoro della società.

A questa decisione sono giunti gli Ermellini, che hanno altresì condannato la dipendente alla refusione delle spese processuali.

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