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Il caso: una donna terza trasportata, a seguito di un incidente che aveva coinvolto la vettura su cui la stessa viaggiava, riportava una invalidità permanente del 25%. All’epoca dei fatti la vittima era disoccupata e, a causa delle invalidanti lesioni riportate, né poteva sostenere l’esame di stato per l’iscrizione all’Albo dei Geometri, né avrebbe più potuto intraprendere la detta carriera.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello aditi dalla donna liquidavano il danno subito a seguito del sinistro in una misura inferiore rispetto a quanto richiesto dalla vittima; non riconoscevano, infatti, il danno patrimoniale subito dalla terza trasportata, dal momento che la vittima non svolgeva alcuna attività lavorativa produttiva di reddito (disoccupata).

Sul punto, e in riforma della pronuncia di appello, si è recentemente pronunciata la Suprema Corte di Cassazione con ordinanza n. 26850 del 14 Novembre u.s., affermando che “In tema di danni alla persona, l'invalidità di gravità tale da impedire alla vittima di svolgere altresì lavori diversi da quello specificamente prestato al momento del sinistro, integra […] un danno patrimoniale attuale in proiezione futura da perdita di chances, ulteriore e distinto rispetto al danno da incapacità lavorativa specifica, il cui accertamento spetta al giudice in base a un ragionamento presuntivo e a una valutazione equitativa”.  

Pertanto, laddove appaia probabile che in futuro la vittima percepirà un reddito inferiore a quello che avrebbe conseguito in assenza dell'infortunio (ragionamento presuntivo-prognostico), la circostanza che la vittima fosse disoccupata non vale in alcun modo ad escludere il suo diritto al risarcimento del danno patrimoniale, anche a titolo di chances perdute. prova la regolarità della propria guida.

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Il caso: un condomino, uscendo dall'ascensore condominiale, inciampava nel dislivello di qualche centimetro formatosi tra la cabina dell'ascensore e il piano di arresto, cadeva, e riportava lesioni personali. Citava pertanto in giudizio il Condominio, chiedendone la condanna al risarcimento del danno.

Primo e secondo grado di giudizio terminavano entrambi con il rigetto della domanda risarcitoria del malcapitato condomino, con il motivo che l’unica causa del danno fosse da ritenersi la distrazione di quest’ultimo.

Il condomino, quindi, adiva la Suprema Corte di Cassazione.

Nel caso in esame, i Giudici di Piazza Cavour, con sentenza n. 25837 del 31 Ottobre u.s., hanno affermato il principio di diritto secondo cui “La condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa, e non fosse prevedibile da parte del custode.

In altri termini, il comportamento del condomino – se è negligente, distratto o imprudente (ad es. persona che non porta attenzione nell’uscire dall’ascensore) e del tutto imprevedibile da parte del Condominio (ad es. l’ascensore non presenta anomalie; la vittima conosce le caratteristiche dell’ascensore essendo un condomino) – esclude la responsabilità che, di regola, grava sul Condominio ex art. 2051 c.c., che non sarà tenuto al risarcimento del danno.

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