00195 Roma - Via della Giuliana, 101

Ha 51 anni, M.L. le sue iniziali, il pedone condannato ad un anno di reclusione, con sospensione della pena, per concorso in omicidio colposo di S.Z., conducente del Motociclo Yamaha deceduto lungo le strade del capoluogo lombardo.

I fatti: M.L. scende dall’autobus di trasporto urbano su cui viaggiava come trasportato e, senza attendere il segnale pedonale verde di “via”, attraversava distrattamente la carreggiata, non avvedendosi dell’arrivo della Yamaha condotta da S.Z. che dunque, vedendosi all’ultimo secondo davanti agli occhi il pedone, perdeva il controllo del proprio mezzo, venendo sbalzato dalla sella ed urtando violentemente contro il guard-rail prima e contro un palo della segnaletica stradale poi.

Inutile il trasporto in Ospedale, dove il centauro perdeva la vita di lì a poco a seguito delle gravissime lesioni riportate nel sinistro di cui sopra.

Il motivo della condanna, spiegano gli Ermellini, è da ricondursi alla circostanza per cui M.L. abbia del tutto repentinamente impegnato la carreggiata nell’attraversamento pedonale, sbucando improvvisamente da dietro il vettore da cui era appena sceso e ciò senza nemmeno attendere il segnale verde del semaforo presente e perfettamente funzionante.

A sostegno delle motivazioni, si legge nella stessa pronuncia (Sent. 32095 dello scorso mese di Luglio) come la S.C. abbia “tenuto conto dell’assenza di tracce di frenata, della presenza di almeno un mezzo di grosse dimensioni che occultava la visibilità dei pedoni e della rapidità con cui è avvenuto il fatto” e dunque hanno concluso che S.Z. era ad una distanza talmente ridotta dall’attraversamento pedonale da risultare impossibile ogni manovra di arresto del Motociclo e ciò a prescindere dal segnale verde o anche giallo che il semaforo avesse potuto proiettare.

Con questa pronuncia, a conferma delle precedente sentenza resa nel Febbraio del 2015 dalla CdA di Milano, la Corte di Cassazione ha altresì stabilito che l’indennizzo che spetta ai familiari del centauro deceduto e che M.L. dovrà loro corrispondere, ammonta ad € 150.000,00.

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Perdere il controllo della propria autovettura a causa della presenza di acqua, caduta e presente sul manto stradale a seguito di improvviso temporale, andando a finire la corsa contro un palo e, purtroppo, perdendo la vita.

Questa, la triste cronaca di un sinistro occorso non troppi anni orsono.

La domanda giudiziale di risarcimento, proposta dai familiari del guidatore deceduto, ha trovato la parola fine nella pronuncia numero 5041/2017 pubblicata recentemente dalla Suprema Corte di Cassazione.

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