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Il caso: un condomino, uscendo dall'ascensore condominiale, inciampava nel dislivello di qualche centimetro formatosi tra la cabina dell'ascensore e il piano di arresto, cadeva, e riportava lesioni personali. Citava pertanto in giudizio il Condominio, chiedendone la condanna al risarcimento del danno.

Primo e secondo grado di giudizio terminavano entrambi con il rigetto della domanda risarcitoria del malcapitato condomino, con il motivo che l’unica causa del danno fosse da ritenersi la distrazione di quest’ultimo.

Il condomino, quindi, adiva la Suprema Corte di Cassazione.

Nel caso in esame, i Giudici di Piazza Cavour, con sentenza n. 25837 del 31 Ottobre u.s., hanno affermato il principio di diritto secondo cui “La condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa, e non fosse prevedibile da parte del custode.

In altri termini, il comportamento del condomino – se è negligente, distratto o imprudente (ad es. persona che non porta attenzione nell’uscire dall’ascensore) e del tutto imprevedibile da parte del Condominio (ad es. l’ascensore non presenta anomalie; la vittima conosce le caratteristiche dell’ascensore essendo un condomino) – esclude la responsabilità che, di regola, grava sul Condominio ex art. 2051 c.c., che non sarà tenuto al risarcimento del danno.

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Sempre meno risultano essere, nei centri abitati, gli spazi (magari verdi!) in cui i nostri figli possono trascorrere il loro tempo giocando insieme al pallone e socializzando.

A ciò si aggiunga come i ritmi, specialmente quelli lavorativi, dei genitori, determinino sempre meno tempo utile da poter trascorrere con i pargoli.

E così capita sempre più spesso che, per le suddette ragioni, si formino capannelli di bambini nei cortili dei palazzi o comunque all’interno delle aree condominiali, che dunque si trasformano nelle ore pomeridiane in veri e propri campi da calcio o volley o basket. Nel rispetto o meno dei singoli regolamenti condominiali.

Immancabile però è anche la presenza del vicino “cattivo”, “nemico dei bambini”, che mal tollera gli schiamazzi e non perde occasione per muovere continui rimbrotti ai bimbi affinché vadano alla ricerca di altri posti dove giocare e, nelle ipotesi più estreme, addirittura attende pazientemente che il pallone, strumento di gioco più diffuso, venga lanciato per errore all’interno della sua proprietà, così da poterlo bucare o comunque “sequestrarlo”!

Questo, in sintesi, l’argomento recentemente affrontato dai Magistrati di Piazza Cavour, ovvero il caso di un uomo che, stanco di minacciare verbalmente i bambini che giocavano sotto il suo balcone senza sortire alcun effetto, decide di bucare loro il pallone con un coltello.  

L’uomo, condannato in primo grado per stalking con la motivazione che il suo comportamento fosse riconducile ad un vero e proprio atto persecutorio e, in Appello, per il più “tenue” reato di violenza privata, veniva totalmente scagionato ed assolto nel Giudizio di Cassazione.

Gli Ermellini infatti accoglievano la tesi dell’uomo secondo cui il comportamento da quest’ultimo tenuto aveva come finalità quella di ottenere il rispetto del regolamento condominiale (secondo cui era vietato giocare a pallone in talune fasce orarie).

Non solo: a sua discolpa l’uomo spiegava come in realtà i suoi rimbrotti non spaventavano nessuno dei bambini che infatti non avevano mai smesso di giocare nel cortile condominiale.

Ed infatti, la norma di cui all’art. 610 c.p. sancisce che la violenza e/o la minaccia, affinché integri gli estremi del penalmente rilevante, debba determinare una perdita o riduzione sensibile, da parte del soggetto che la subisce, della capacità di determinarsi ed agire secondo la propria volontà.

Sulla scorta di quanto esposto, i Giudici della S.C. ritenevano che la forma di violenza perpetrata dall’uomo non fosse riconducibile a quella sanzionata penalmente, proprio alla luce del fatto che i ragazzi non abbiano mai interrotto i loro giochi sebbene rimbrottati ed anzi, abbiano sempre proseguito liberamente nelle loro attività ludiche.

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