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La Sezione Lavoro della Suprema Corte di Cassazione, nella epocale sentenza n. 11868/2016, ha affermato il principio secondo cui ai rapporti di lavoro disciplinati dal D.lgs. N. 165/2001 (dipendenti di Pubbliche Amministrazioni) non si applicano le modifiche apportate dalla Legge Fornero all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Pertanto, in caso di licenziamento illegittimo intimato anche successivamente al Luglio 2012 (data di entrata in vigore della Riforma Fornero), il dipendente pubblico godrà della tutela reintegratoria di cui all’art. 18 dello Statuto, così come prevista nella sua formulazione originaria.

Tale sentenza arriva dopo mesi di discussione, ponendo così fine alla lunga querelle sull’applicabilità o meno al dipendente pubblico licenziato illegittimamente della medesima tutela prevista per il prestatore di lavoro privato.

Ed infatti la pronuncia in parola, è stata recepita dal Governo, attraverso una norma ad hoc, nel Decreto Legislativo n. 75/2017 attuativo della Legge Madia di Riforma della Pubblica Amministrazione.

In virtù del recente intervento legislativo, il novellato art. 63, comma 2 del d. lgs. N. 165/2001 così dispone: “…Il giudice, con la sentenza con la quale annulla o dichiara nullo il licenziamento, condanna l'amministrazione alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto corrispondente al periodo dal giorno del licenziamento fino a quello dell'effettiva reintegrazione, e comunque in misura non superiore alle ventiquattro mensilità, dedotto quanto il lavoratore abbia percepito per lo svolgimento di altre attività lavorative. Il datore di lavoro è condannato, altresì, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali  assistenziali.

Pertanto, nel vigente schema legislativo viene confermata, per tutti i casi di recesso ingiustificato ai danni del dipendente pubblico, la tutela reintegratoria ante Legge Fornero, a cui si aggiunge l’introduzione del limite di 24 mesi all’indennità risarcitoria.

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Dal prossimo 1 Settembre prenderà il via la cosiddetta fase sperimentale prevista dalla Riforma Madia in materia di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni.

A decorrere da questa data, sarà esclusivamente l’INPS ad occuparsi delle visite fiscali a domicilio anche per i dipendenti pubblici, sostituendosi così alle ASL che fino ad ora se ne erano occupate.

L’INPS diverrà quindi l’Organo unico incaricato di effettuare gli accertamenti medico-legali di controllo su tutti i dipendenti, tanto pubblici quanto privati, assenti dal proprio posto di lavoro per motivi di malattia.

Questa misura, chiarisce il Riformatore, punta a massimizzare l’efficacia dei controlli.

L’obiettivo è proprio quello di massimizzare l’efficacia di tali accertamenti, garantendo una migliore copertura territoriale dei controlli fiscali.

Peraltro, nell’ottica di una crescente uniformazione tra il settore pubblico e quello privato, è in programma, altresì, la modifica delle fasce orarie di reperibilità, che, in una fase successiva, potrebbero diventare le stesse.

Per il momento, restano in vigore le attuali sette per la pubblica amministrazione (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18) e quattro per i privati (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19).

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